Redde rationem

Obiettivi di oggi
— I 5 eventi geopolitici dell’anno
— Le 10 sanzioni AML più pesanti del 2025
— Come e dove nasce il riciclaggio

Numero 7

Ratio vos salutat. 

Conta ciò che si può contare, misura ciò che è misurabile e rendi misurabile ciò che non lo è” Galileo Galilei.

Questa massima di un antico frequentatore dell’Università di Padova orienta il metodo della nostra ricerca: trasformare l’incertezza in solidi dati. Allo stesso tempo ci consente di salutarvi a chiusura di anno con la promessa di continuare assieme questo percorso di misurazione, analisi e approfondimento.

Quello che state leggendo è l’ultimo numero di Ratio per il 2025, portando la newsletter di Rozes al suo primo traguardo dopo un anno passato assieme. E il titolo scelto racchiude il senso di completezza che si ha alla fine di un percorso. Redde rationem: tirare le somme, rendere conto. 

Nelle prossime righe vi porteremo indietro nel tempo, raccontando dei 5 eventi geopolitici più importanti dell'anno e delle 10 sanzioni AML più consistenti a livello globale. Infine, perché historia magistra vitae, scopriremo il primo sistema di riciclaggio di denaro della storia.

Dal tutto il team Rozes i migliori auguri di serene festività.

Buona lettura.

Kevin Carboni | Ufficio stampa Rozes

Grandi numeri

1

Il primo posto di Rozes come migliore startup dell’anno secondo il Premio 2031 del Corriere della Sera. L’eminente giuria ha scelto Rozes tra altre centinaia di realtà provenienti da tutta Italia per “la solidità tecnologica, la visione imprenditoriale e il potenziale di impatto nel Sistema Paese”.

I 5 eventi geopolitici dell’anno

Il 2025 ha sancito il declassamento dell'Europa da alleato prioritario a problema strategico nel portafoglio di Washington. Beniamino Irdi - Non Resident Fellow presso l’Atlantic Council e CEO di High Ground, political risk consultancy partner per Rozes - analizza i cinque perni di un nuovo disordine mondiale dove la stabilità è l'eccezione e il rischio ibrido la sola e autentica costante di mercato.

1. La nuova National Security Strategy degli Stati Uniti

Il 4 dicembre 2025 l’amministrazione Trump ha pubblicato la nuova National Security Strategy, segnando una svolta ideologica nella politica estera statunitense. L’Europa, descritta come potenza in declino, viene ridefinita come problema strategico più che come alleato da rafforzare. Le cause individuate includono dinamiche demografiche, ipertrofia regolatoria e una presunta erosione dei valori democratici.

La strategia ridisegna le priorità globali di Washington, spostando l’attenzione verso l’interno e l’immediato vicinato, con un focus marcato sull’emisfero occidentale e un rilancio della dottrina Monroe in chiave trumpiana. A una settimana di distanza, tuttavia, il Congresso ha approvato il National Defense Authorization Act 2026, riaffermando l’impegno vincolante degli Stati Uniti per la sicurezza europea e introducendo una tensione strutturale tra indirizzo politico e scelte operative.

So what for 2026. Resta aperto il nodo di dove Washington collocherà l’equilibrio tra queste due direttrici. Le implicazioni più rilevanti riguarderanno il futuro del sostegno all’Ucraina e, per estensione, la tenuta dell’architettura di sicurezza europea.

2.Escalation USA–Cina e competizione strategica globale

Nel 2025 la competizione tra Stati Uniti e Cina ha registrato una nuova escalation. Washington ha innalzato drasticamente i dazi sulle importazioni cinesi, mentre Pechino ha risposto con contro-dazi e controlli sull’export di terre rare e minerali critici. Nonostante il summit Trump–Xi dell’ottobre 2025 abbia temporaneamente contenuto le tensioni, le tensioni commerciali restano latenti.

Accanto agli elementi strutturali della competizione per il primato tecnologico e delle supply chain, e sul futuro di Taiwan, emergono segnali più ambigui, come l’autorizzazione alla vendita di chip avanzati Nvidia a Pechino e la ripresa del dialogo diretto tra i due leader. Ne risulta una dinamica asimmetrica, in cui il contenimento strategico convive con tentativi di stabilizzazione selettiva.

So what for 2026. Il rischio per l’anno entrante è una competizione con picchi e distensioni imprevedibili, con ricadute sugli alleati di Washington e un progressivo spostamento dell’incertezza sui mercati, sulle catene del valore e sulla coesione transatlantica.

3.Medio Oriente: guerra Iran–Israele e fragile tregua a Gaza

Tra giugno e luglio 2025, Israele e Iran sono entrati in un confronto militare diretto senza precedenti. L’offensiva israeliana contro infrastrutture militari e nucleari iraniane ha messo a nudo la fragilità dell’“Asse della Resistenza”, ridimensionando la capacità di deterrenza costruita da Teheran attraverso i propri proxy regionali.

Pochi mesi dopo, il 9 ottobre, è stato firmato a Sharm el-Sheikh un cessate il fuoco tra Israele e Hamas, ponendo fine a due anni di guerra a Gaza. La prima fase dell’accordo è prossima al completamento, ma il passaggio alla fase successiva, che comprende il disarmo di Hamas e la transizione politica dei poteri nella Striscia, resta altamente incerto, anche per l’assenza di una forza internazionale di stabilizzazione credibile.

So what for 2026. L’Iran emerge più debole e ripiegato sul fronte interno, aprendo spazi di manovra per le monarchie del Golfo e per la Turchia. Al tempo stesso, la fragilità della tregua a Gaza renderà decisivo capire se la regione potrà avviarsi verso un nuovo equilibrio, anche attraverso l’estensione degli Accordi di Abramo, con ricadute positive importanti per il business nella regione.

4.NATO e ritorno della difesa come priorità strutturale

Al vertice straordinario dell’Aia, i Paesi NATO hanno assunto un impegno storico: portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. La decisione riflette una presa di coscienza diffusa sulla natura strutturale delle minacce poste da Russia e autocrazie globali, ma anche la crescente indisponibilità degli Stati Uniti a farsi carico in via prevalente della sicurezza europea.

So what for 2026. La vera incognita sarà la capacità europea di trasformare l’impegno politico in capacità industriali e operative. Il divario tra intenzioni, produzione e prontezza militare resta ampio, e il tempo è un fattore sempre più critico.

5.Pressione russa e normalizzazione della guerra ibrida

Nel settembre 2025 la Russia ha intensificato i propri attacchi ibridi sul fianco orientale della NATO. Droni militari hanno violato lo spazio aereo polacco, mentre in Estonia caccia russi hanno sconfinato per diversi minuti prima di essere intercettati. In parallelo, Varsavia ha denunciato una campagna coordinata di disinformazione filorussa.

So what for 2026. Questi episodi indicano una strategia russa destinata a proseguire sotto la soglia del conflitto aperto, con l’obiettivo di testare la coesione dell’Alleanza e normalizzare un contesto di instabilità permanente. La sfida per l’Europa sarà costruire una resilienza integrata, militare, informativa e cognitiva, adeguata a una competizione che si sviluppa simultaneamente su più domini.

Le 10 sanzioni AML più pesanti del 2025

Le sanzioni sono il costo reale di una compliance intesa come onere burocratico anziché strategia vincente per creare maggiore ricchezza. La classifica 2025 delle maggiori sanzioni AML ne è una prova e il suo protagonista è il settore delle fintech e cripto.

  1. Aux Cayes Fintech Co. Ltd (OKX) – $504 milioni
    La sanzione più elevata dell'anno è stata imposta dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (U.S. Attorney’s Office for the Southern District of New York). L'azione coercitiva colpisce l'exchange per violazioni strutturali dei requisiti AML e del Bank Secrecy Act (BSA).

  2. Peken Global Limited (KuCoin) – $297 milioni
    Al secondo posto si colloca un altro attore del settore cripto. Anche in questo caso, il Dipartimento di Giustizia USA è intervenuto sanzionando violazioni delle leggi statunitensi in materia di antiriciclaggio e Bank Secrecy Act.

  3. Xeltox Enterprises Ltd (Cryptomus) – $126 milioni
    Il FINTRAC (Financial Transactions and Reports Analysis Centre of Canada) ha comminato una sanzione amministrativa pecuniaria per la non conformità al regime canadese AML/CFT specifico per i Money Services Businesses (MSB).

  4. Hdr Global Trading Ltd (BitMEX) – $100 milioni
    Il Dipartimento di Giustizia USA (Southern District of New York) ritorna in quarta posizione con un'azione coercitiva legata al mancato rispetto degli obblighi di compliance AML/BSA da parte della piattaforma di trading.

  5. Block, Inc (Cash App) – $80 milioni
    Questa sanzione è il risultato di un coordinamento tra regolatori finanziari statali statunitensi, guidati dalla Conference of State Bank Supervisors (CSBS). L'accordo risolve le contestazioni relative al mancato rispetto dei requisiti antiriciclaggio a livello statale.

  6. Barclays Bank UK PLC – $55 milioni
    La Financial Conduct Authority (FCA) britannica ha sanzionato l'istituto per carenze rilevate nel quadro normativo antiriciclaggio del Regno Unito, evidenziando lacune nella gestione del rischio di crimine finanziario.

  7. J.P. Morgan SE – $52 milioni
    L'autorità di vigilanza tedesca BaFin (Federal Financial Supervisory Authority) ha imposto la sanzione a causa di deficienze nei controlli interni obbligatori in materia di prevenzione del riciclaggio di denaro.

  8. Paxos Trust Company – $48.5 milioni
    Il New York State Department of Financial Services (NYDFS) ha intrapreso un'azione coercitiva per non conformità con i requisiti antiriciclaggio specifici dello Stato di New York.

  9. Block, Inc (Cash App) – $40 milioni
    L'azienda compare nuovamente in classifica con una seconda sanzione nel 2025, questa volta emessa specificamente dal New York State Department of Financial Services (NYDFS) per debolezze nella compliance AML.

  10. Brink’s Global Services USA, Inc. – $37 milioni
    Chiude la classifica la penalità civile imposta dal FinCEN (Financial Crimes Enforcement Network) per violazioni dei requisiti statunitensi AML/BSA.

Come e dove nasce il riciclaggio: il Fei ch’ien

Le radici delle prime tecniche di riciclaggio di denaro affondano nella Cina della dinastia Tang (618-907 d.C.). All’epoca, la valuta principale in Cina era costituita da monete di rame con un foro quadrato al centro, che venivano infilate in lunghe stringhe. Muovere grandi capitali significava trasportare tonnellate di metallo: un incubo logistico e, soprattutto, un segnale ben visibile ai funzionari del fisco imperiale.

Ecco la genesi del Fei ch’ien, letteralmente "denaro volante". Il meccanismo era di una semplicità disarmante: un mercante depositava il proprio denaro presso un agente nella città A, riceveva un documento cartaceo — spesso una ricevuta divisa in due parti o contrassegnata da sigilli — e viaggiava leggero fino alla città B. Lì, presentando il biglietto a un associato, otteneva il controvalore in moneta locale. Il denaro aveva "volato" da un punto all'altro senza mai spostarsi fisicamente.

Questo sistema non nacque per occultare la ricchezza in sé, ma per nascondere l’origine del denaro e l’identità e l’intento del possessore. Separando il valore dalla materia, i mercanti rendevano invisibili i propri profitti agli occhi dello Stato, eludendo tasse e controlli.

Il Fei ch’ien poggiava su un unico pilastro: la fiducia (guanxi). La reputazione degli agenti contava più di qualsiasi contratto legale; se un solo anello della catena fosse venuto meno, l’intera rete sarebbe crollata. Questa struttura è la medesima che governa l'odierno sistema Hawala e, fatte le debite proporzioni tecnologiche, anticipa la logica delle moderne reti di occultamento finanziario: spostare il valore per rendere opaca la verità.

Rerum Publicarum

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