Spy story

Obiettivi di oggi
— Spionaggio, infiltrazione economica e riciclaggio
— La linea del fronte è ovunque
— Andare d’accordo con gli Stati Uniti

Numero 9

Ratio vos salutat. 

"I russi eccellevano nell'uso di agenti nativi o di ufficiali che parlavano perfettamente i dialetti locali. Il capitano Valikhanov, un ufficiale russo di origine kazaka, riuscì a infiltrarsi a Kashgar dove nessun europeo aveva messo piede da secoli, spacciandosi per un mercante di passaggio". Questo aneddoto, relativo a una vicenda del 1859, viene riportato da Peter Hopkirk nel suo capolavoro Il Grande Gioco - I servizi segreti in Asia Centrale, in cui analizza il lungo conflitto sotterraneo tra l'Impero Britannico e l'Impero Russo per il controllo dell'Asia Centrale nel XIX secolo.

Oggi, circa 170 anni dopo, le cose non sono cambiate poi tanto. Certo, non esiste più nemmeno il più piccolo fazzoletto di terra in cui gli europei non abbiano messo piede e la linea del fronte si è spostata dai deserti del Turkestan alle nostre catene di approvvigionamento, ai dispositivi digitali e ai sistemi di pagamento. Ma se ci concentriamo sullo spionaggio, gli ultimi report della Swedish Defence Research Agency (FOI) o del Royal United Services Institute (RUSI) segnalano ancora l'alta capacità russa di reclutare agenti nativi in paesi tersi, in particolare tra quelli dell'Europa dell'est in cui ancora restano tracce del passato sovietico, e come lo spionaggio contemporaneo abbia integrato l’attività economica in una strategia di influenza totale, utilizzando società di copertura, tecnologie dual-use e la manipolazione dei flussi commerciali per accedere a infrastrutture critiche.

In questo numero di Ratio, analizzeremo con l’aiuto di Beniamino Irdi come lo spionaggio si sia evoluto in una "gig-economy" del sabotaggio e dell'infiltrazione finanziaria. Osserveremo come il capitale sia diventato un'arma di penetrazione politica e perché fare sicurezza finanziaria rappresenti un vero asset strategico a difesa della sovranità del sistema-paese. Per poi analizzare le parole di Blaise Metreweli, la nuova testa dell’MI6.

Buona lettura.

Kevin Carboni | Ufficio stampa Rozes

Grandi numeri

16.120.000.000.000

Sono i miliardi di dollari che il crimine finanziario drena ogni anno dall’economia legale secondo Comply Advantage.

Spionaggio, infiltrazione economica e riciclaggio: la nuova architettura della competizione strategica

Mentre Hopkirk racconta di ufficiali mascherati da mercanti che si infiltravano in roccaforti straniere, nel libro Il mago del Cremlino, Giuliano Da Empoli descrive uomini d'affari che mappano le debolezze delle élite occidentali per far passare l'influenza russa. In entrambi i casi, l'economia è il "cavallo di Troia" che permette di entrare nelle mura del nemico senza sparare un colpo: "non abbiamo bisogno di rubare i loro segreti di Stato se possiamo comprare i loro ex cancellieri e i loro ministri. Un posto nel consiglio di amministrazione di una nostra azienda energetica vale più di mille spie infiltrate nei loro servizi" (Il mago del Cremlino).

Oggi, questa metafora si concretizza in una dottrina di attacco multidimensionale. Come evidenziato dagli studi della Swedish Defence Research Agency (FOI), lo spionaggio moderno non si limita alla sottrazione di segreti, ma si evolve in una forma di infiltrazione strutturale che utilizza il capitale come arma di penetrazione. In questo scenario, le tecnologie dual-use, le catene di fornitura frammentate e l'uso spregiudicato di società di copertura non sono semplici nodi logistici, ma vettori di una strategia di influenza totale.

Attraverso l'analisi di casi studio, delle triangolazioni per aggirare i regimi sanzionatori e dell’uso delle criptovalute per finanziare operazioni, il nostro Beniamino Irdi, CEO di HighGround e political risk consultancy partner di Rozes, ci guiderà nella comprensione di questa nuova architettura del rischio.

Lo studio della Swedish Defence Research Agency (FOI), Spies Among Us: Espionage in Europe 2008–2024, fotografa un trend significativo: attori statali, Russia e Cina su tutti, utilizzano una combinazione di strumenti economici, finanziari e tecnologici per accedere a informazioni sensibili e infrastrutture critiche, integrando l’attività economica in una più ampia strategia di influenza e raccolta informativa.

In particolare, il dual use rappresenta uno snodo nevralgico. Tecnologie e beni con applicazioni civili possono avere impieghi militari indiretti, e la loro circolazione avviene lungo catene di fornitura frammentate, spesso distribuite su più giurisdizioni. Il problema non è solo l’esportazione diretta verso un attore ostile, ma l’uso di intermediari, società di copertura e triangolazioni commerciali che consentono di aggirare sanzioni ed export control sfruttando divergenze normative.

Il caso di Artem Uss, imprenditore russo accusato negli Stati Uniti di contrabbando di tecnologie militari sensibili, oltre ad aver facilitato spedizioni di petrolio venezuelano in violazione delle sanzioni, e successivamente evaso dagli arresti domiciliari in Italia, mostra come filiere energetiche, enforcement giudiziario e interessi geopolitici possano intrecciarsi in modo opaco. È in questi spazi grigi che le asimmetrie regolatorie si trasformano in vulnerabilità strutturali.

Anche il reclutamento riflette questa evoluzione. Come documentato dal Financial Times, il GRU (l’agenzia di intelligence militare di Mosca), facendo leva anche su reti legate al gruppo Wagner, non si concentra più esclusivamente su figure apicali, ma su soggetti con accesso operativo a infrastrutture e sistemi, personale tecnico, addetti IT e fornitori esterni, reclutando individui economicamente vulnerabili in Europa per attività di sabotaggio e destabilizzazione. Dopo le espulsioni diplomatiche seguite all’invasione dell’Ucraina, i servizi russi hanno progressivamente ridotto l’esposizione diretta, ricorrendo a proxy e operatori occasionali secondo un modello che privilegia flessibilità e negabilità plausibile.

Il riciclaggio costituisce l’altra faccia di questa architettura. Reti di intelligence e criminalità organizzata convergono nell’uso di società di copertura e strutture societarie multilivello per movimentare capitali e sostenere operazioni ostili. La manipolazione dei flussi commerciali, attraverso sovra o sotto-fatturazioni e triangolazioni, consente di integrare fondi illeciti nei circuiti legali sfruttando la complessità della logistica internazionale.

Infine, la crescente diffusione delle criptovalute amplifica ulteriormente questa opacità. Utilizzate per aggirare i circuiti bancari tradizionali e i presidi antiriciclaggio, queste permettono trasferimenti rapidi e difficilmente tracciabili. Una recente inchiesta dell’Economist ha evidenziato come la criptovaluta Tether sia stata impiegata per ripulire denaro proveniente da un network criminale transnazionale che includeva hacker russi e membri dell’intelligence di Mosca.

Nel complesso emerge un ecosistema integrato in cui spionaggio, infiltrazione economica e criminalità finanziaria non operano in compartimenti separati, ma si rafforzano reciprocamente. Le asimmetrie normative tra stati membri, le divergenze nei regimi sanzionatori e l’opacità sui beneficiari effettivi creano spazi di arbitraggio sistematicamente sfruttati.

Per le imprese, il rischio può annidarsi in un partner logistico, in un consulente tecnico, in un subappaltatore informatico o in un flusso finanziario apparentemente regolare. La sicurezza economica non è più solo una funzione di compliance, ma una componente strutturale della gestione strategica del rischio.

La linea del fronte è ovunque: le parole della nuova direttrice dell’MI6

I discorsi servono solitamente a congratularsi, festeggiare o commemorare. A meno che tu non sia il capo dell'MI6, la celebre agenzia di intelligence britannica: Blaise Metreweli, che lunedì ha approfittato del suo attesissimo discorso per lanciare un segnale di allarme piuttosto cupo. Ecco cosa ha detto.

“La linea del fronte è ovunque”

Metreweli, uscita dall'ombra per guidare l'MI6 a ottobre, ha sostenuto che il Regno Unito (e praticamente chiunque altro) si trova ora ad affrontare minacce da ogni lato: “Online, nelle nostre strade, nelle nostre catene di approvvigionamento, nelle menti e sugli schermi dei nostri cittadini”. Il punto fondamentale? La connettività del nostro mondo — tecnologica, finanziaria, logistica, sociale — sta subendo una metastasi, trasformandosi da risorsa in punto debole.

“Il potere stesso sta diventando più diffuso, più imprevedibile”

Metreweli si è concentrata molto sulla tecnologia, con 18 riferimenti ai rischi familiari di un mondo libero che si muove troppo velocemente, perde il proprio vantaggio o si confronta con “strumenti da fantascienza”. Strumenti che Metreweli conosce bene, dato che il suo ultimo incarico è stato quello di "Q", il famigerato capo tecnologico dell'MI6.

Ma ha anche fornito una sua visione di quello che è il potere oggi: un tempo, per chiedere aiuto ci si rivolgeva alla polizia o al governo, perché era lì che risiedeva il potere. Oggi? Metreweli avverte che il potere “si sta spostando dagli stati alle corporazioni, e talvolta ai singoli individui”, mentre i nostri governi diventano dipendenti da una nuova "broligarchia" tecnologica che gioca secondo le proprie regole e persegue le proprie priorità.

“Continuiamo tutti ad affrontare la minaccia di una Russia aggressiva, espansionista e revisionista”

Metreweli si focalizza sulla Russia, avvertendo che sta “cercando di soggiogare l'Ucraina e molestare la NATO” e ci sta “mettendo alla prova nella zona grigia con tattiche che sono appena al di sotto della soglia della guerra”: attacchi informatici, infiltrazione economica, disinformazione, incendi dolosi, sabotaggi e incursioni di droni negli aeroporti.

È interessante per due motivi: primo, abbandona la classica panoramica generale tipica dei capi dello spionaggio per concentrarsi sulla sua minaccia principale. Secondo, la sua descrizione di tale minaccia si scontra non solo con la retorica di Mosca, ma persino con quella di Washington: forse la causa scatenante non è la NATO, né l'Ucraina o negoziatori incapaci, ma una Russia intrinsecamente aggressiva, espansionista e revisionista.

“La Cina sarà una parte centrale della trasformazione globale”

Il riferimento di Metreweli alla Cina è interessante non solo per la sua brevità (una sola riga), ma anche per la sua leggerezza, limitandosi a promettere di tenere Londra aggiornata sulle implicazioni dell'ascesa di Pechino. È un tono più pacato rispetto all'avvertimento del suo predecessore su “una Cina sempre più assertiva che a volte compete con i nostri interessi”, ma questo sembra meno dovuto a un ammorbidimento e più alla decisione di concentrarsi sulla minaccia immediata per il Regno Unito: la Russia.

Vale la pena riflettere sul perché il nuovo capo dello spionaggio britannico abbia scelto di abbandonare la classica panoramica generale: forse non è per estro stilistico o per un testare un/a nuovo/a ghost writer. Piuttosto, forse è perché la minaccia non è più oltre l'orizzonte. Al contrario, si trova:

  • nei porti (la nave spia Yantar è rientrata nelle acque britanniche il mese scorso);

  • nei cieli (droni che ronzano sopra le basi del Regno Unito o che puntano laser contro i piloti della RAF);

  • nelle strade (incendi dolosi che colpiscono magazzini e industrie collegate all'Ucraina);

  • e nell’economia (la Bank of Scotland è stata recentemente multata per 160mila sterline per aver processato denaro di un individuo russo sottoposto a sanzioni che ha aperto un conto grazie a un passaporto modificato).

Andare d’accordo con gli Stati Uniti

“There is no reason why we cannot get along well with the United States”

Lo ha detto il leader supremo nordcoreano Kim Jong Un, sebbene abbia aggiunto la piccola clausola che Washington debba prima abbandonare la sua opposizione alle armi nucleari della Corea del Nord.

Rerum Publicarum

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